Vai al contenuto principale
DPI 03 March 2025 123 letture

Scarpe Antinfortunistiche: Come Sceglierle

Le scarpe antinfortunistiche si classificano in categorie diverse per livello di protezione. Scopri le differenze tra S1, S2, S3, i requisiti normativi e i criteri per una scelta corretta.

INGAS
ing. Alessio S.

RSPP e Ingegnere informatico

Condividi:
Scarpe Antinfortunistiche: Come Sceglierle

La scelta delle scarpe antinfortunistiche rappresenta una delle decisioni più importanti per chiunque operi in ambienti lavorativi a rischio. Ogni anno in Italia si verificano migliaia di infortuni ai piedi che potrebbero essere evitati con l'utilizzo di calzature adeguate, eppure ancora oggi molti lavoratori sottovalutano l'importanza di questo Equipamento di Protezione Individuale fondamentale. Il mercato offre oggi una vasta gamma di opzioni, dalle scarpe da lavoro basic con protezione della punta in acciaio fino a modelli altamente tecnici resistenti a temperature estreme, tagli e perforazioni. Ma come orientarsi tra le diverse classi di protezione, le certificazioni e le caratteristiche tecniche? Questa guida completa ti accompagnerà attraverso tutti gli aspetti da considerare per una scelta consapevole delle scarpe antinfortunistiche, analizzando normative, classificazioni e criteri pratici che ti permetteranno di identificare il modello più adatto alle tue esigenze specifiche.

Perché Servono le Scarpe Antinfortunistiche

Illustrazione per Scarpe Antinfortunistiche: Come Sceglierle

I piedi sono una delle parti del corpo più esposte al rischio di infortunio negli ambienti lavorativi, eppure spesso vengono trascurati quando si tratta di predisporre le misure di protezione individuale. La gravità delle lesioni ai piedi può variare da semplici contusioni fino a fratture multiple, amputazioni o traumi che possono compromettere permanentemente la capacità lavorativa della vittima. Secondo i dati INAIL, gli infortuni agli arti inferiori rappresentano una quota significativa del totale degli incidenti sul lavoro, con conseguenze che si ripercuotono non solo sulla salute del lavoratore ma anche sulla produttività aziendale e sui costi sociali complessivi. Questo scenario rende evidente come la protezione dei piedi non possa essere considerata un optional, ma debba essere integrata in ogni strategia seria di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Le calzature antinforunistiche sono progettate per offrire una barriera efficace contro le principali fonti di pericolo presenti negli ambienti professionali, dalla caduta di oggetti pesanti alla presenza di materiali taglienti sul pavimento, passando per il rischio di scivolamento, le temperature estreme e il contatto con sostanze chimiche corrosive. Ogni modello di scarpa antinfortunistica è il risultato di un processo di ingegneria avanzata che bilancia resistenza meccanica, leggerezza e comfort, permettendo al lavoratore di svolgere le proprie mansioni in sicurezza senza sacrificare la mobilità e il benessere fisico durante l'intera giornata lavorativa.

Rischi per i Piedi nei Luoghi di Lavoro

I rischi che minacciano l'integrità dei piedi sul posto di lavoro sono molteplici e variano significativamente in base al settore di appartenenza e alle specifiche mansioni svolte. Nel settore edile e manifatturiero, il rischio più immediato è rappresentato dalla caduta di oggetti pesanti come attrezzi, componenti metallici o materiali da costruzione, che possono causare fratture delle dita o del piede se non intercettati da una protezione adeguata della punta. La norma EN ISO 20345 stabilisce che tutte le scarpe antinforunistiche devono garantire una resistenza all'impatto minima di 200 joule, equivalente alla caduta di un peso di circa 20 chilogrammi da un'altezza di un metro, proteggendo così le dita da lesioni potenzialmente invalidanti.

Il rischio di perforazione della suola rappresenta un altro pericolo concreto in molti ambienti lavorativi, particolarmente nel settore agricolo, nella gestione del verde pubblico e nelle operazioni di smaltimento rifiuti. Un chiodo arrugginito o un frammento di vetro possono penetrare attraverso una suola standard causando ferite profonde e infezioni potenzialmente gravi. Per questo motivo, le calzature certificate S1P, S3 e superiori incorporano speciali inserti antiperforazione realizzati in acciaio inossidabile, tessuti tecnici come Kevlar o materiali compositi che impediscono la penetrazione di oggetti appuntiti fino a forze di 1100 newton. Questa protezione risulta fondamentale anche in ambienti dove la presenza di detriti metallici o vetrosi è frequente, come nei cantieri edili, nelle officine meccaniche e nei centri di raccolta materiali.

I rischichimici e biologici completano il quadro delle minacce che le scarpe antinforunistiche devono affrontare. In settori come la chimica farmaceutica, la lavorazione alimentare e la gestione delle acque reflue, i lavoratori possono entrare in contatto con sostanze corrosive, oli industriali, acidi o liquidi biologici potenzialmente infetti. Le calzature con certificazione S2 e S3 offrono una protezione aggiuntiva grazie a tomaie impermeabili e suole resistenti agli idrocarburi, mentre modelli specifici per il settore alimentare incorporano materiali che facilitano la sanificazione e prevengono la contaminazione crociata. La scelta della classe di protezione deve quindi tenere conto non solo dei rischi meccanici ma anche della natura chimica e biologica dell'ambiente operativo.

Obbligo Normativo e Riferimenti Legislativi

Il quadro normativo italiano in materia di sicurezza sul lavoro, consolidato nel Decreto Legislativo 81/2008, pone l'obbligo di fornire ai lavoratori calzature antinforunistiche adeguate in capo al datore di lavoro, configurando questo dispositivo come un Equipamento di Protezione Individuale la cui fornitura è a carico del datore stesso. L'articolo 17 del D.Lgs 81/08 stabilisce che il datore di lavoro ha l'obbligo di fornire ai lavoratori i DPI idonei, provvedendo gratuitamente alla loro manutenzione e sostituzione quando necessario, e questa disposizione si applica integralmente alle calzature di sicurezza che rappresentano uno dei DPI più frequentemente utilizzati negli ambienti lavorativi italiani.

L'articolo 28 del medesimo decreto, dedicato alla valutazione dei rischi, impone al datore di lavoro di individuare tutte le situazioni di pericolo presenti nell'ambiente e nei processi produttivi, determinando di conseguenza le caratteristiche tecniche che le calzature antinforunistiche devono possedere per garantire una protezione efficace. Questa valutazione deve essere condotta con il coinvolgimento del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e, ove previsto, del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, tenendo conto non solo dei rischi attuali ma anche di quelli potenziali che potrebbero emergere da situazioni anomale o emergenziali. La scelta delle scarpe antinforunistiche non può quindi essere casuale né delegata unicamente alle preferenze del lavoratore, ma deve derivare da un'analisi tecnica rigorosa che documenti i rischi specifici e le soluzioni adottate nel Documento di Valutazione dei Rischi.

La normativa europea ha armonizzato i requisiti per le calzature di sicurezza attraverso la norma EN ISO 20345, recepita in Italia come norma tecnica nazionale, che stabilisce le caratteristiche prestazionali minime, i metodi di prova e i requisiti di marcatura che i produttori devono rispettare per poter commercializzare le proprie calzature come dispositivi di protezione individuale. Questa standardizzazione ha il merito di garantire un livello di protezione uniforme in tutta l'Unione Europea, permettendo ai datori di lavoro di confrontare agevolmente le diverse opzioni disponibili sul mercato e ai lavoratori di riconoscere immediatamente le calzature certificate da quelle che non offrono adeguate garanzie di sicurezza. La conformità alla norma EN ISO 20345 è quindi un requisito imprescindibile per qualsiasi scarpa antinfortunistica destinata all'uso professionale.

Classificazione: S1, S2, S3 e Oltre

Illustrazione per Scarpe Antinfortunistiche: Come Sceglierle

Il sistema di classificazione delle calzature antinforunistiche si basa su un codice alfanumerico che identifica in modo univoco il livello di protezione offerto da ciascun modello, permettendo ai datori di lavoro e ai lavoratori di identificare rapidamente la calzatura più adatta alle esigenze specifiche dell'ambiente lavorativo. La comprensione di questo sistema di classificazione rappresenta il primo passo fondamentale per una scelta consapevole delle scarpe antinfortunistiche, poiché consente di orientarsi tra le decine di modelli disponibili sul mercato concentrandosi su quelli che soddisfano realmente i requisiti di sicurezza del caso specifico. La categoria base è rappresentata dalla sigla SB, che indica una calzatura con protezione della punta resistente agli impatti ma priva delle caratteristiche aggiuntive previste per le classi superiori.

L'aggiunta della lettera P al termine della classificazione indica la presenza di una suola antiperforazione, mentre la lettera A segnala la presenza di supporto plantare antistatico. Le calzature di classe S1 combinano la protezione base della punta con le caratteristiche antistatiche e l'assorbimento energetico nel tallone, risultando adatte ad ambienti dove il rischio principale è rappresentato dalla caduta di oggetti e dalla presenza di superfici potenzialmente cariche di elettricità statica. La classe S2 aggiunge a queste caratteristiche la resistenza alla penetrazione dell'acqua e all'assorbimento della stessa attraverso la tomaia, rendendo queste calzature adatte all'uso in ambienti umidi o esposti a precipitazioni occasionali. La classe S3 rappresenta il livello di protezione più diffuso per applicazioni industriali generali, incorporando alla classe S2 anche la suola antiperforazione e un battistrada progettato per offrire resistenza allo scivolamento su superfici lisce.

Differenze tra SB, S1, S1P, S2, S3

La comprensione delle differenze tra le diverse classi di protezione risulta essenziale per evitare sia il rischio di sottovalutare i pericoli presenti nell'ambiente lavorativo sia quello di sovradimensionare le calzature con un conseguente inutile incremento dei costi. Le calzature di classe SB rappresentano il livello entry-level della protezione, garantendo esclusivamente la resistenza della punta agli impatti secondo i parametri stabiliti dalla norma EN ISO 20345, ma prive di caratteristiche antistatiche, antiperforazione o resistenti all'acqua. Questa classe risulta adeguata esclusivamente per ambienti dove i rischi sono limitati alla potenziale caduta di oggetti sulle dita dei piedi, come aree di stoccaggio ordinate o uffici tecnici occasionalmente visitati.

La classe S1 introduce importanti migliorie rispetto alla base SB, aggiungendo la presenza di proprietà antistatiche certificate attraverso la lettera A, un assorbimento energetico nel tallone designato dalla lettera E, e una zona del tallone chiusa che garantisce maggiore stabilità durante la cammina. Queste caratteristiche rendono le calzature S1 particolarmente adatte per ambienti di lavoro dove il rischio di accumulo di cariche elettrostatiche rappresenta un pericolo per i lavoratori o per le apparecchiature elettroniche sensibili, come nel settore elettronico, nelle sale server o negli ambienti con presenza di sostanze infiammabili. La variante S1P aggiunge a queste caratteristiche la suola antiperforazione, risultando particolarmente apprezzata da chi lavora all'aperto o su terreni irregolari dove il rischio di calpestare oggetti appuntiti è concreto.

Le classi S2 e S3 si distinguono per l'aggiunta della resistenza all'acqua della tomaia, indicata dalla sigla WR nella documentazione tecnica, che protegge il piede dall'assorbimento di liquidi attraverso il materiale esterno della scarpa. Questa caratteristica risulta fondamentale per chi lavora all'aperto sotto la pioggia, in ambienti umidi come cantine, lavanderie industriali o stabilimenti di lavorazione alimentare dove la presenza di liquidi sul pavimento è frequente. La classe S3 incorpora tutte le caratteristiche della classe S2 aggiungendo la suola antiperforazione, configurandosi come la scelta più versatile per applicazioni industriali generali che richiedono protezione da impatti, perforazioni, liquidi e superfici scivolose. La tabella seguente riassume le principali caratteristiche delle classi più comuni.

Classe Punta Protetta Antistatica Antiperforazione Impermeabile Applicazioni Tipiche
SB Si No No No Ambienti a basso rischio
S1 Si Si No No Magazzini, logistica, elettronica
S1P Si Si Si No Cantieri, agricoltura, artigianato
S2 Si Si No Si Ambienti umidi, alimentare, sanitario
S3 Si Si Si Si Industria generale, costruzioni

Protezioni Aggiuntive: P, A, HRO, CI, HI

Oltre alle sigle fondamentali che identificano le classi di protezione, esistono ulteriori codici che indicano caratteristiche tecniche specifiche che possono risultare determinanti nella scelta delle scarpe antinfortunistiche per ambienti di lavoro particolarmente impegnativi. La sigla P, che abbiamo già incontrato nelle varianti S1P e S3, indica la presenza di una suola antiperforazione certificata secondo i requisiti della norma EN ISO 20345, capace di resistere alla penetrazione di oggetti appuntiti con una forza fino a 1100 newton senza consentire il passaggio attraverso la suola. Questa protezione risulta fondamentale in tutti gli ambienti dove la presenza di detriti metallici, vetri, chiodi o altri oggetti appuntiti sul pavimento rappresenta un rischio concreto per l'incolumità dei lavoratori.

Le sigle HRO e HI identificano rispettivamente la resistenza al calore da contatto e la resistenza al calore isolante della suola. Una suola con certificazione HRO è in grado di sopportare temperature di contatto fino a 300 gradi Celsius per un minuto senza subire alterazioni strutturali significative, caratteristica essenziale per chi lavora in prossimità di forni industriali, impianti di saldatura, fonderie o altre fonti di calore radiante. La certificazione HI indica invece la capacità della suola di isolare il piede dal calore trasmesso attraverso il terreno, riducendo l'affaticamento termico durante l'esposizione prolungata a temperature elevate. Queste due certificazioni possono essere presenti simultaneamente nelle calzature destinate ai settori siderurgico e metalmeccanico, dove entrambi i tipi di stress termico sono potenzialmente presenti.

Le sigle CI e HI completano il quadro delle protezioni termiche, indicando rispettivamente la resistenza al freddo isolante e la resistenza al freddo da contatto della suola. Una calzatura certificata CI mantiene le proprie proprietà di flessibilità e resistenza anche a temperature inferiori a -17 gradi Celsius, impedendo che la suola diventi rigida e fragile nelle applicazioni outdoor invernali o in ambienti refrigerati come celle frigorifere, surgelatori industriali o stabilimenti di lavorazione alimentare a bassa temperatura. La certificazione HI per il freddo, meno comune ma altrettanto importante, indica la capacità della suola di limitare la dispersione di calore verso l'esterno, mantenendo il piede del lavoratore a una temperatura confortevole anche in condizioni di esposizione prolungata al gelo.

Normative di Riferimento: EN ISO 20345

Illustrazione per Scarpe Antinfortunistiche: Come Sceglierle

La norma EN ISO 20345 rappresenta il riferimento normativo europeo e internazionale che definisce i requisiti tecnici, i metodi di prova e i sistemi di classificazione per le calzature di sicurezza destinate all'uso professionale. Questa norma, pubblicata per la prima volta nel 2004 e periodicamente aggiornata per incorporare i progressi tecnologici e le nuove evidenze in materia di sicurezza, costituisce l'unico standard riconosciuto a livello europeo per la certificazione delle scarpe antinforunistiche e la sua conformità è obbligatoria per tutti i produttori che intendano commercializzare i propri prodotti come dispositivi di protezione individuale nel mercato dell'Unione Europea. La comprensione dei contenuti di questa norma permette ai datori di lavoro di valutare con cognizione di causa le caratteristiche tecniche dichiarate dai produttori e di verificare che le calzature acquistate soddisfino effettivamente i requisiti di sicurezza richiesti dalla valutazione dei rischi aziendale.

La struttura della norma EN ISO 20345 prevede requisiti fondamentali che si applicano a tutte le calzature di sicurezza, indipendentemente dalla classe di protezione specifica, e requisiti aggiuntivi che vengono attivati in funzione delle caratteristiche tecniche dichiarate dal produttore. I requisiti fondamentali includono la resistenza all'impatto della punta protettiva, misurata attraverso l'applicazione di una forza di 200 joule su un'apposita area della punta, la resistenza alla compressione della medesima area con una forza di 15 kilonewton, e la presenza di specifici requisiti ergonomici relativi alla forma della calzata, allo spessore dei materiali e alla disposizione degli elementi protettivi. Questi test vengono condotti da laboratori accreditati che rilasciano un certificato di conformità solo dopo aver verificato il superamento di tutti i controlli previsti dalla norma per la classe di protezione dichiarata.

Requisiti Base e Marcatura

I requisiti base stabiliti dalla norma EN ISO 20345 definiscono le caratteristiche minime che ogni calzatura antinfortunistica deve possedere per poter essere commercializzata come dispositivo di protezione individuale. La punta protettiva, elemento fondamentale di ogni scarpa antinfortunistica, deve essere realizzata in materiale metallico o composito e deve garantire uno spazio libero di almeno 14 millimetri dietro la superficie esterna della punta stessa quando sottoposta alla prova d'impatto, assicurando così uno spazio sufficiente per le dita del piede anche in condizioni di deformazione causata dall'urto. Questo requisito dimensionale è calibrato per garantire la protezione delle dita da lesioni derivanti dalla caduta di oggetti con massa fino a 20 chilogrammi da un'altezza di un metro, scenario che rappresenta la situazione di rischio più comune negli ambienti industriali e artigianali.

Il sistema di marcatura previsto dalla norma EN ISO 20345 impone ai produttori di applicare sulla calzatura un'etichetta permanente contenente tutte le informazioni necessarie per l'identificazione del prodotto e delle sue caratteristiche di protezione. Questa marcatura deve includere il nome o il marchio del produttore, il numero e l'anno della norma di riferimento (EN ISO 20345:2021 per le versioni più recenti), la classificazione completa della calzatura mediante le sigle alfanumeriche viste in precedenza, il numero di serie o di lotto che consente la tracciabilità del prodotto, e la taglia della calzatura. La presenza di questa marcatura su entrambe le calzature della coppia costituisce un requisito essenziale per la conformità alla normativa e rappresenta il primo elemento che il datore di lavoro o il lavoratore devono verificare al momento dell'acquisto per assicurarsi di acquistare prodotti certificati e non semplici calzature che imitano l'aspetto delle scarpe antinforunistiche senza offrire alcuna protezione reale.

L'assenza della marcatura completa o la sua illeggibilità a causa dell'usura rappresenta uno dei motivi più frequenti di contestazione da parte degli organi di vigilanza durante le ispezioni nei luoghi di lavoro, poiché impedisce la verifica della conformità delle calzature ai requisiti normativi. Per questo motivo, è fondamentale che i datori di lavoro verifichino la presenza e la correttezza della marcatura al momento della fornitura delle calzature ai lavoratori, documentando questa verifica nel registro dei DPI consegnati. Analogamente, i lavoratori devono essere informati dell'importanza di non rimuovere, coprire o modificare in alcun modo le marcature applicate dal produttore, pena la perdita della tracciabilità del prodotto e la potenziale invalidazione della certificazione di conformità.

Prove di Resistenza e Certificazioni

Il processo di certificazione delle calzature antinforunistiche prevede l'esecuzione di una serie di prove di laboratorio progettate per verificare che i prodotti soddisfino effettivamente i requisiti prestazionali dichiarati dal produttore. La prova di resistenza all'impatto, condotta mediante un dispositivo che simula la caduta di un peso standardizzato sulla punta della calzatura, verifica che lo spazio libero rimasto dopo l'impatto sia sufficiente a proteggere le dita del piede, misurando la deformazione residua del materiale e lo spessore effettivo della zona protettiva. Questa prova viene ripetuta su campioni nuovi e su campioni sottoposti a invecchiamento artificiale per verificare che le caratteristiche protettive si mantengano nel tempo anche dopo mesi di utilizzo normale.

Le prove di resistenza alla perforazione della suola verificano la capacità dell'inserto antiperforazione di impedire la penetrazione di oggetti appuntiti con diverse forme e dimensioni, applicando forze progressive fino al raggiungimento della soglia di 1100 newton stabilita dalla norma. A differenza della prova d'impatto sulla punta, che utilizza campioni nuovi, la prova di perforazione viene condotta su calzature che hanno completato un ciclo di flessione artificiale che simula centinaia di chilometri di camminata, verificando che l'inserto antiperforazione mantenga le proprie caratteristiche anche dopo stress meccanici ripetuti. I materiali compositi moderni, come il Kevlar o le fibre aramidiche, offrono in molti casi prestazioni superiori agli inserti in acciaio tradizionali, risultando più leggeri, flessibili e resistenti alla flessione prolungata, sebbene possano presentare limitazioni nella resistenza a temperature estreme o al contatto con determinate sostanze chimiche.

Le prove aggiuntive previste dalla norma EN ISO 20345 per le certificazioni specifiche includono test di resistenza allo scivolamento su superfici ceramiche e metalliche bagnate, test di resistenza agli idrocarburi della suola, test di resistenza al calore da contatto per le calzature certificate HRO, e test di isolamento elettrico per le calzature destinate a lavori sotto tensione. Ciascuna di queste prove utilizza metodologie standardizzate e valori di soglia ben definiti che permettono di classificare oggettivamente le prestazioni delle calzature e di confrontare prodotti di produttori diversi con criteri omogenei. La certificazione di conformità rilasciata da un organismo notificato europeo rappresenta la garanzia che il prodotto ha superato con successo tutte le prove previste per la classe di protezione dichiarata e può essere commercializzato in tutta l'Unione Europea come dispositivo di protezione individuale di categoria II o III a seconda del livello di rischio per il quale è certificato.

Criteri di Scelta della Scarpa Giusta

La selezione delle calzature antinforunistiche più adatte alle esigenze specifiche di un ambiente lavorativo richiede un approccio metodico che tenga conto simultaneamente di molteplici fattori, dalla natura dei rischi presenti alle caratteristiche ergonomiche del prodotto, dalle preferenze personali del lavoratore alle esigenze operative dell'azienda. Un errore comune nella scelta delle scarpe antinfortunistiche consiste nel focalizzarsi esclusivamente sulla classe di protezione più elevata disponibile, trascurando il fatto che una calzatura sovradimensionata può risultare meno confortevole, più pesante e più costosa di una soluzione calibrata sulle reali esigenze dell'ambiente lavorativo. Al contrario, una scelta orientata esclusivamente al risparmio economico può esporre il lavoratore a rischi non adeguatamente coperti e l'azienda a conseguenze legali, amministrative e reputazionali potenzialmente gravi.

Il processo di scelta deve partire dall'analisi dettagliata dei rischi presenti nell'ambiente di lavoro, documentata nel Documento di Valutazione dei Rischi previsto dall'articolo 28 del D.Lgs 81/08, e deve identificare per ciascun rischio le caratteristiche tecniche della calzatura in grado di neutralizzarlo o ridurlo a un livello accettabile. Questa analisi non può essere condotta in modo generico ma deve tenere conto delle specifiche condizioni operative, della durata dell'esposizione, della frequenza dei rischi e delle caratteristiche individuali dei lavoratori coinvolti. Un operaio edile che lavora prevalentemente all'aperto su terreni irregolari richiederà caratteristiche diverse da un addetto alla logistica che opera prevalentemente su superfici pianeggianti in ambienti chiusi, sebbene entrambi possano necessitare della stessa classe di protezione base S3.

Analisi del Rischio e dell'Ambiente di Lavoro

L'analisi del rischio rappresenta il fondamento di qualsiasi strategia di prevenzione e costituisce il presupposto indispensabile per una scelta oculata delle calzature antinforunistiche. Il Datore di Lavoro, con il supporto del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, deve identificare sistematicamente tutte le situazioni di pericolo presenti nell'ambiente di lavoro, classificandole in base alla probabilità di accadimento e alla gravità delle conseguenze potenziali. Per quanto riguarda specificamente i rischi ai piedi, questa analisi deve considerare la presenza di oggetti che possono cadere o rotolare, la possibilità di calpestare materiali appuntiti o taglienti, l'esposizione a liquidi di qualsiasi natura, la presenza di superfici scivolose o irregolari, l'esposizione a temperature estreme, il rischio di contatto con sostanze chimiche corrosive e il rischio di accumulo di cariche elettrostatiche.

Le caratteristiche dell'ambiente di lavoro influenzano significativamente la scelta delle calzature, determinando non solo la classe di protezione necessaria ma anche il tipo di materiali più adatti alle condizioni operative specifiche. Un ambiente umido o bagnato richiede calzature con tomaia impermeabile e suola con ottime proprietà di drenaggio, mentre un ambiente polveroso può richiedere calzature con maggiore traspirabilità per prevenire l'accumulo di umidità all'interno della scarpa causata dalla condensazione del sudore. Le temperature operative influenzano la scelta dei materiali della suola, che devono mantenere le proprie proprietà di flessibilità e aderenza anche a temperature estreme, e dei materiali della tomaia, che devono garantire un adeguato isolamento termico senza causare un eccessivo riscaldamento del piede durante l'esposizione prolungata a fonti di calore.

La durata dell'esposizione ai rischi e la frequenza delle mansioni che richiedono l'uso delle calzature antinforunistiche rappresentano fattori determinanti nella scelta del livello di protezione e delle caratteristiche di comfort. Un lavoratore che indossa le calzature di sicurezza per l'intero turno lavorativo, otto ore o più al giorno, necessiterà di modelli con eccellenti proprietà di traspirazione, ammortizzazione e supporto plantare per prevenire l'affaticamento muscolare e i disturbi muscolo-scheletrici derivanti da calzature inadeguate. Al contrario, un lavoratore che utilizza le scarpe antinfortunistiche solo occasionalmente, per interventi brevi in aree a rischio, può optare per modelli più leggeri e meno elaborati senza compromettere significativamente il proprio comfort. La valutazione di questi aspetti deve essere condotta coinvolgendo i lavoratori stessi, che possono fornire indicazioni preziose sulle condizioni operative reali e sulle preferenze personali in materia di calzature.

Comfort, Ergonomia e Vestibilità

Il comfort delle calzature antinforunistiche rappresenta un fattore critico che non deve essere sottovalutato nel processo di selezione, poiché calzature scomode o inadatte possono compromettere la sicurezza del lavoratore in modi indiretti ma potenzialmente gravi. Un lavoratore che indossa scarpe dolorose o fastidiose tenderà naturalmente ad adottare comportamenti compensatori, come camminare in modo anomalo, rimuovere parzialmente la calzatura durante il lavoro, o sostituire le scarpe fornite dall'azienda con modelli personali più comodi ma privi di certificazione. Tutti questi comportamenti aumentano significativamente il rischio di infortuni e invalidano potenzialmente la strategia di prevenzione aziendale, rendendo fondamentale che la scelta delle scarpe antinforunistiche tenga conto non solo delle caratteristiche tecniche ma anche del comfort e della vestibilità.

L'ergonomia delle calzature antinforunistiche riguarda la loro capacità di adattarsi alla forma naturale del piede e di accompagnare correttamente il movimento durante le diverse fasi del passo. Una calzatura ergonomicamente ben progettata distribuisce uniformemente la pressione sulla pianta del piede, sostiene l'arco plantare senza costringerlo in posizioni innaturali, e permette una naturale flessibilità dell'articolazione tibio-tarsica durante la camminata. I sistemi di ammortizzazione incorporati nella suola e nel sottopiede svolgono un ruolo fondamentale nella riduzione dell'impatto sul sistema muscolo-scheletrico, assorbendo l'energia generata ad ogni passo e riducendo lo stress su articolazioni, muscoli e colonna vertebrale. Questo aspetto risulta particolarmente importante per i lavoratori che trascorrono lunghe ore in piedi o che percorrono distanze significative durante il turno lavorativo.

La vestibilità corretta delle calzature antinforunistiche dipende dalla combinazione di numerosi fattori, dalla misura numerica della taglia alla larghezza della calzata, dalla forma della punta all'altezza del collo del piede, che devono essere considerati nel loro insieme per identificare il modello più adatto alla morfologia specifica del piede di ciascun lavoratore. Una calzatura troppo stretta può causare compressione delle dita, vesciche e alterazioni della circolazione sanguigna, mentre una calzatura troppo ampia può permettere movimenti eccessivi del piede all'interno della scarpa, aumentando il rischio di vesciche, slogature e instabilità durante la camminata su superfici irregolari. La prova delle calzature deve essere effettuata indossando entrambe le scarpe e camminando per diversi minuti all'interno del punto vendita, prestando attenzione a qualsiasi sensazione di pressione, sfregamento o instabilità che potrebbe indicare una vestibilità inadeguata.

Manutenzione e Durata delle Calzature

La corretta manutenzione delle calzature antinforunistiche rappresenta un aspetto spesso trascurato ma fondamentale per garantire nel tempo l'efficacia delle protezioni e la sicurezza del lavoratore. Una scarpa trascurata può perdere progressivamente le proprie caratteristiche tecniche, con la suola che perde aderenza, la tomaia che si deteriora consentendo la penetrazione di liquidi, e l'inserto antiperforazione che può danneggiarsi compromettendo la protezione contro gli oggetti appuntiti. Il datore di lavoro ha l'obbligo di verificare periodicamente lo stato di conservazione dei DPI forniti ai lavoratori e di procedere alla loro sostituzione quando necessario, come stabilito dall'articolo 77 del D.Lgs 81/08 che disciplina l'obbligo di manutenzione e sostituzione degli dispositivi di protezione individuale.

La durata effettiva delle calzature antinforunistiche dipende da numerosi fattori, dall'intensità dell'utilizzo alle condizioni ambientali in cui vengono impiegate, dalla qualità dei materiali alle pratiche di manutenzione adottate dal lavoratore. In condizioni di utilizzo normale, con otto ore di utilizzo giornaliero su superfici industriali standard, una buona paia di scarpe antinforunistiche può durare dai diciotto ai ventiquattro mesi prima di richiedere la sostituzione per normale usura. Tuttavia, condizioni di utilizzo più severe, come il lavoro all'aperto su terreni abrasivi, l'esposizione frequente a sostanze chimiche aggressive o il contatto con superfici metalliche taglienti, possono ridurre significativamente questo periodo, rendendo necessaria una sostituzione più frequente. La sostituzione tempestiva delle calzature usurate rappresenta un investimento in sicurezza che evita i costi ben maggiori derivanti da infortuni causati da DPI inadeguati.

Ispezione Periodica e Sostituzione

L'ispezione periodica delle calzature antinforunistiche deve essere condotta con regolarità, idealmente settiminalmente, per identificare tempestivamente qualsiasi segno di deterioramento che potrebbe compromettere l'efficacia protettiva del dispositivo. L'ispezione deve iniziare con l'esame visivo esterno della tomaia, verificando l'assenza di tagli, abrasioni, zone di usura eccessiva, deformazioni permanenti o segni di attacco chimico che potrebbero indebolire la struttura della calzatura. Particolare attenzione deve essere dedicata alle cuciture e ai punti di giunzione tra i diversi elementi della tomaia, che rappresentano i punti più deboli della struttura e i primi a manifestare segni di deterioramento in caso di utilizzo intensivo o condizioni ambientali aggressive.

L'esame della suola richiede la verifica dell'integrità del battistrada, della uniformità dell'usura su tutta la superficie di contatto, e dell'assenza di tagli, fori o distacchi che potrebbero compromettere le proprietà di aderenza e antiperforazione. Un battistrada consumato in modo irregolare può indicare problemi di postura o di appoggio del piede che, oltre a ridurre l'efficacia della suola, possono causare disturbi muscolo-scheletrici al lavoratore. In questi casi, può essere opportuno affiancare alla sostituzione delle calzature una valutazione ergonomica che identifichi le cause dell'usura anomala e, se necessario, l'adozione di plantari correttivi. La verifica dell'inserto antiperforazione è più complessa ma può essere effettuata esaminando la suola dall'interno, dopo aver rimosso il sottopiede estraibile se presente, e cercando segni di danni, deformazioni o penetrazione di oggetti che potrebbero aver compromesso l'integrità della barriera protettiva.

I criteri che devono guidare la decisione di sostituire le calzature antinforunistiche includono il superamento della durata massima di utilizzo stabilita dal produttore nelle istruzioni d'uso, la presenza di danni visibili che compromettono l'integrità della struttura, la perdita significativa delle proprietà di aderenza della suola, l'usura eccessiva della tomaia che riduce la protezione dagli impatti, e qualsiasi situazione in cui il lavoratore riferisca una riduzione percepita del livello di protezione. La documentazione delle ispezioni effettuate e delle sostituzioni effettuate costituisce un elemento importante della gestione della sicurezza aziendale, permettendo di dimostrare in caso di ispezione o contenzioso l'adempimento degli obblighi di legge in materia di manutenzione dei DPI.

Conservazione Corretta

Le pratiche di conservazione delle calzature antinforunistiche influenzano significativamente la loro durata nel tempo e la costanza delle loro proprietà protettive. Dopo l'utilizzo, le calzature devono essere riposte in un luogo asciutto, ventilato e protetto dall'esposizione diretta ai raggi solari, che potrebbero degradare alcuni materiali plastici e tessili nel corso del tempo. L'umidità rappresenta uno dei principali nemici delle calzature di sicurezza, poiché favorisce la proliferazione di batteri e funghi che possono deteriorare i materiali organici della tomaia e causare odori sgradevoli difficili da eliminare. L'utilizzo di separatori o griglie che permettono la circolazione dell'aria intorno alle calzature accelera l'asciugatura e previene la formazione di muffe.

La pulizia regolare delle calzature antinforunistiche deve essere effettuata con prodotti e metodologie adatte ai materiali specifici di ciascun modello, evitando l'utilizzo di sostanze chimiche aggressive che potrebbero danneggiare tomaie in pelle, inserti in materiale sintetico o componenti in gomma. Per le calzature con tomaia in pelle, si consiglia l'utilizzo di crema o balsamo specifico per calzature che nutre il materiale mantenendone la flessibilità e l'aspetto estetico, mentre le calzature con tomaia in materiale sintetico possono essere pulite con un panno umido e, se necessario, con saponi neutri diluiti in acqua. La suola deve essere pulita da eventuali residui di materiali che potrebbero avervi aderito durante il lavoro, verificando che i canali del battistrada siano liberi da ostruzioni che potrebbero ridurre l'aderenza su superfici bagnate o scivolose.

Le calzature dotate di sottopiedi estraibili devono essere gestite separatamente, rimuovendo i sottopiedi dopo ogni utilizzo per permettere la loro asciugatura completa e l'eventuale aerazione. I sottopiedi in materiale assorbente tendono ad accumulare sudore e batteri nel corso della giornata e, se non adeguatamente asciugati, possono diventare fonte di odori sgradevoli e, nel lungo periodo, di deterioramento delle proprietà igieniche della calzatura. Alcuni modelli di alta gamma prevedono sottopiedi con trattamenti antimicrobici che riducono la proliferazione batterica e contribuiscono a mantenere un ambiente interno più salubre per il piede. La sostituzione periodica dei sottopiedi, con frequenza trimestrale o semestrale a seconda dell'intensità dell'utilizzo, rappresenta una pratica economica ed efficace per prolungare la vita utile delle calzature e mantenere elevati standard di igiene.

Domande Frequenti

Qual è la differenza tra S1 e S3?

La differenza fondamentale tra le classi S1 e S3 risiede nella presenza, nella classe S3, di due caratteristiche aggiuntive che la classe S1 non possiede: la resistenza alla penetrazione dell'acqua attraverso la tomaia e la presenza di una suola antiperforazione certificata. Le calzature di classe S1 offrono protezione della punta resistente agli impatti, proprietà antistatiche e assorbimento energetico nel tallone, risultando adatte ad ambienti dove il rischio principale è rappresentato dalla caduta di oggetti e dall'accumulo di cariche elettrostatiche, ma dove non sono presenti rischi significativi di perforazione della suola o di contatto con liquidi. Le calzature di classe S3 aggiungono a queste caratteristiche una tomaia impermeabile che protegge il piede dall'assorbimento di acqua e liquidi, e una suola rinforzata con inserto antiperforazione che impedisce la penetrazione di oggetti appuntiti attraverso la suola stessa.

Nella pratica, la scelta tra S1 e S3 dipende dalle specifiche condizioni dell'ambiente di lavoro: se il lavoratore opera in ambienti asciutti dove il rischio di bagnarsi i piedi è minimo e non sono presenti oggetti appuntiti sul pavimento, la classe S1 può risultare sufficiente e offre generalmente maggiore leggerezza e traspirabilità rispetto ai modelli S3. Se invece l'ambiente presenta rischi di contatto con liquidi, superfici bagnate o terreni dove la presenza di chiodi, vetri o altri detriti taglienti è possibile, la classe S3 rappresenta la scelta obbligata per garantire una protezione completa. La tendenza del mercato favorisce comunque la classe S3 come opzione standard per applicazioni industriali generali, poiché il differenziale di prezzo rispetto alla classe S1 si è significativamente ridotto nel corso degli anni e il livello di protezione superiore giustifica ampiamente il modesto incremento di costo.

Ogni quanto sostituire le scarpe antinforunistiche?

La frequenza di sostituzione delle calzature antinforunistiche dipende da molteplici fattori che variano significativamente in base alle condizioni specifiche di utilizzo, rendendo impossibile stabilire un intervallo temporale universale applicabile a tutti i casi. In condizioni di utilizzo normale, con otto ore di utilizzo giornaliero su superfici industriali standard e adeguata manutenzione, la maggior parte dei produttori garantisce una durata utile compresa tra i diciotto e i ventiquattro mesi, dopo la quale i materiali iniziano a mostrare segni di deterioramento che possono compromettere le proprietà protettive. Tuttavia, condizioni di utilizzo più severe, come il lavoro all'aperto su superfici abrasive, l'esposizione a sostanze chimiche aggressive o contatti frequenti con materiali taglienti, possono ridurre drasticamente questo periodo, rendendo necessaria una sostituzione già dopo otto-dodici mesi.

Il criterio più affidabile per determinare il momento della sostituzione non è tanto il tempo trascorso quanto lo stato effettivo delle calzature, verificato attraverso ispezioni periodiche condotte secondo le modalità descritte nella sezione precedente. Una calzatura che mostra segni evidenti di usura, danni meccanici o deterioramento dei materiali deve essere sostituita immediatamente, indipendentemente dalla data di acquisto. Al contrario, calzature che dopo lunghi periodi di utilizzo mantengono intatte le proprie caratteristiche strutturali e protettive possono continuare ad essere utilizzate, sebbene sia consigliabile una valutazione tecnica approfondita prima di protrarne l'utilizzo oltre il periodo di garanzia indicato dal produttore. La documentazione delle ispezioni e delle sostituzioni effettuate costituisce un elemento importante per la gestione della sicurezza aziendale e permette di ricostruire la storia di utilizzo di ciascun DPI fornito ai lavoratori.

Le scarpe antinforunistiche sono a carico del datore di lavoro?

Sì, la fornitura delle scarpe antinforunistiche è a carico del datore di lavoro, come espressamente stabilito dall'articolo 17 del D.Lgs 81/08 che configura gli Equipaggiamenti di Protezione Individuale tra gli obblighi che il datore di lavoro deve adempiere direttamente, senza alcuna possibilità di riversare i relativi costi sui lavoratori. Questa disposizione si applica a tutte le situazioni in cui la valutazione dei rischi evidenzia la necessità di proteggere i piedi del lavoratore attraverso calzature certificate, indipendentemente dalla classe di protezione specifica richiesta e dalla durata dell'utilizzo durante il turno lavorativo. Il datore di lavoro non solo deve fornire gratuitamente le calzature antinforunistiche ai lavoratori che ne necessitano, ma deve anche provvedere alla loro manutenzione periodica e alla sostituzione quando necessario a causa di usura, deterioramento o danneggiamento.

Il divieto di addebitare al lavoratore il costo dei DPI è tassativo e non ammette eccezioni, nemmeno concordate con il lavoratore stesso o previste da contratti collettivi di lavoro. Qualsiasi clausola contrattuale che preveda la partecipazione del lavoratore alla spesa per l'acquisto delle calzature di sicurezza è da considerarsi nulla e non produce effetti, poiché viola una norma imperativa del quadro legislativo sulla sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro che imponesse ai propri dipendenti di acquistare autonomamente le scarpe antinfortunistiche si esporrebbe a sanzioni amministrative significative, potenzialmente elevate in caso di gravi violazioni, e potrebbe vedere aggravata la propria responsabilità in caso di infortunio derivante dall'utilizzo di calzature inadeguate acquistate dal lavoratore per ragioni economiche. La fornitura gratuita delle calzature antinforunistiche rappresenta quindi un diritto inalienabile dei lavoratori e un obbligo indeclinabile dei datori di lavoro.

Come scegliere la taglia corretta?

La scelta della taglia corretta per le calzature antinforunistiche richiede attenzione a diversi aspetti che vanno oltre la semplice corrispondenza numerica tra la misura del piede e la taglia indicata sulla scatola. La prima regola fondamentale è quella di provare sempre le calzature prima dell'acquisto, indossando entrambe le scarpe e camminando per almeno cinque-dieci minuti all'interno del punto vendita per valutare la vestibilità in condizioni dinamiche. La misurazione del piede deve essere effettuata alla fine della giornata lavorativa, quando il piede ha raggiunto il suo volume massimo a causa del gonfiore fisiologico che si sviluppa durante l'attività, per evitare di acquistare calzature che potrebbero risultare strette dopo alcune ore di utilizzo.

Durante la prova, è importante verificare che le dita dei piedi abbiano spazio sufficiente per muoversi liberamente all'interno della punta della scarpa, senza essere compresse contro la parete interna della tomaia durante la camminata o in posizione statica. Un test pratico consiste nel far scorrere un dito lungo il profilo superiore della tomaia quando il piede è inserito nella scarpa: se il dito incontra resistenza o compressione eccessiva, la calzatura potrebbe risultare troppo stretta nella zona del collo del piede. La stabilità del tallone deve essere verificata camminando e effettuando alcuni movimenti laterali: un tallone che si solleva eccessivamente o che scorre lateralmente indica una vestibilità inadeguata che potrebbe causare vesciche e instabilità durante l'utilizzo prolungato. Infine, è consigliabile provare le calzature con le calze che verranno abitualmente indossate durante il lavoro, poiché calze più spesse possono modificare significativamente la sensazione di vestibilità.

Conclusioni

La scelta delle scarpe antinforunistiche rappresenta un elemento cruciale della strategia di prevenzione dei rischi lavorativi che richiede un approccio consapevole e informato, capace di bilanciare le esigenze di sicurezza con quelle di comfort e sostenibilità economica. La comprensione del sistema di classificazione delle calzature, dalla sigla SB fino alle classi S1P, S2 e S3, permette di identificare con precisione il livello di protezione necessario per ciascun ambiente lavorativo, evitando sia il rischio di esporre i lavoratori a pericoli non adeguatamente coperti sia quello di sovradimensionare le calzature con conseguente spreco di risorse. La conformità alla norma EN ISO 20345 e la marcatura corretta dei prodotti rappresentano requisiti imprescindibili che il datore di lavoro deve verificare al momento dell'acquisto, documentando questa verifica come parte della gestione documentale della sicurezza aziendale.

L'investimento in calzature antinforunistiche di qualità si traduce in benefici che vanno ben oltre la mera conformità normativa, contribuendo al benessere dei lavoratori, alla riduzione degli infortuni e dei relativi costi, e al miglioramento complessivo della produttività aziendale. Un lavoratore che indossa calzature comode, ergonomiche e adeguatamente protettive è più sereno, più efficiente e più attento alle procedure di sicurezza, creando un circolo virtuoso che rafforza la cultura della prevenzione in azienda. La manutenzione corretta e la sostituzione tempestiva delle calzature usurate completano il quadro delle buone pratiche, garantendo che il livello di protezione si mantenga costante nel tempo indipendentemente dalle condizioni di utilizzo. La gestione efficace dei dispositivi di protezione individuale, inclusi calzature, richiede competenze specifiche e strumenti adeguati che molte aziende faticano a mantenere internamente, soprattutto in un contesto normativo sempre più articolato e impegnativo.

Scopri come Ordex HSE Manager può aiutarti a semplificare la gestione dei DPI in azienda, dalla valutazione dei rischi alla tracciabilità delle forniture, dalla gestione delle scadenze alla reportistica automatizzata per gli adempimenti normativi. Il nostro sistema integrato supporta i datori di lavoro e i professionisti della sicurezza in ogni fase del processo, garantendo conformità al D.Lgs 81/08 e riducendo significativamente il carico amministrativo associato alla gestione dei dispositivi di protezione individuale.

Tag: #DPI
INGAS

Scritto da

ing. Alessio S.

Founder & Tech Lead di Ordex · RSPP

Ingegnere informatico e RSPP, è il fondatore di Ordex. Unisce competenza tecnica e normativa per semplificare la gestione della sicurezza sul lavoro e degli adempimenti HSE di aziende e studi di consulenza.

Articoli correlati

Potrebbero interessarti anche questi contenuti

DPI 23 Jun 2026

Software per la gestione dei DPI

Ordex ti permette di registrare i DPI assegnati a ogni lavoratore, conservare la documentazione collegata e monitorare le date di consegna. Con il software puoi programmare le sostituzioni e mantenere uno storico ordinato di tutti i dispositivi.

Leggi di piu
DPI 20 Jun 2026

Software DPI: Certificazione Obbligatoria?

Il software di gestione DPI non richiede una certificazione obbligatoria specifica, ma deve supportare la conformità alle normative sui DPI (marcatura CE, categorie I-III, manutenzione e registrazione). La scelta di un software allineato agli standard di settore garantisce tracciabilità e compliance.

Leggi di piu

Prova Ordex

Semplifica la gestione documentale della sicurezza sul lavoro con la nostra piattaforma completa.

14 giorni gratis
Nessuna carta richiesta
Cancella quando vuoi
Ordex

Prova Ordex.